NOBILTÀ DI DAME … LIBRO, ALTRA VOLTA, CHIAMATO IL BALLARINO...
Autore: Caroso, Fabrizio
Editore: Andrea Muschio
Anno: 1600
Luogo: Venezia
In 4° (mm. 243×170), (12), 370, (3), frontespizio figurato, ritratto dell’autore, una tavola raffigurante i duchi di Parma Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini, una tavola del “contrapasso” e 34 tavole incise in rame da Giacomo Franco, iniziali silografiche. Ex-libris di Landau al contropiatto. Legatura in mezzo marocchino del XIX secolo.
Seconda edizione, notevolmente ampliata rispetto alla prima del 1581. L’opera consiste in un vero e proprio manuale riccamente illustrato sul ballo di corte in cui Caroso descrive le danze in voga all’epoca, stabilisce le norme per lo stile e il galateo, ne illustra le coreografie e fornisce la notazione per liuto. La prima edizione dal titolo Il Ballarino era illustrata da sole 22 tavole: “si nota una differenza tra la parte normativa de Il Ballarino e quella di Nobiltà di Dame: nel trattato più antico vi sono infatti 55 regole che servono per la maggior parte a spiegare l’esecuzione corretta dei passi di danza, mentre solo tre trattano del comportamento che dame e cavalieri devono osservare al ballo; invece, in Nobiltà di Dame la parte teorica, oltre ad essere notevolmente accresciuta (si tratta infatti di 68 regole), è corredata dalla trattazione delle ‘creanze’ cioè di questa specie di galateo in cui figurano ben 24 avvertimenti che vanno dalle istruzioni sull’uso corretto della cappa e della spada, al modo di star seduti; dal cerimoniale del saluto, al segreto di portar bene le pianelle senza perderle o far rumore…Le danze elencate in Nobiltà di Dame sono invece in numero minore che ne Il Ballarino: 49 composizioni rispetto alle 76 del precedente manuale, ma caratterizzate da maggior varietà e vivacità di costruzione. Dal punto di vista musicale, la seconda stesura del trattato appare più curata, vi si ritrovano infatti annotati sia il soprano sia il basso, oltre all’intavolatura di liuto” (DBI 20, p. 558). “… da preferirsi all’altra del 1581” (Gaspari).
Esemplare dalla biblioteca del Barone Landau, famoso banchiere e bibliofilo (Brody 1824 – Firenze 1903) e rappresentante dei Rothschild in varie sedi. “Possedette in Firenze, ove si stabilì nel 1864, ricche collezioni di manoscritti, incunaboli e stampe, di cui un catalogo parziale fu pubblicato dal bibliotecario A. Roediger (1885-90). La biblioteca fu poi accresciuta dagli eredi Finaly. Buona parte dei manoscritti fu donata (1945) alla Biblioteca Nazionale di Firenze, il resto è andato disperso in varie aste” (Treccani).

